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Alberto Pastori

Area della Ricerca e Terza Missione

Intelligenza Artificiale: alleata o rivale dell’uomo?

Se non siete esperti del settore e volete approfondire il rapporto tra Intelligenza Artificiale e il suo impatto nella società, probabilmente, vi imbatterete in un oceano di informazioni tra le quali potrebbe risultare complicato pescare le più vicine alla realtà attuale

Se non siete esperti del settore e volete approfondire il rapporto tra Intelligenza Artificiale e il suo impatto nella società, probabilmente, vi imbatterete in un oceano di informazioni tra le quali potrebbe risultare complicato pescare le più vicine alla realtà attuale. Dopo qualche articolo letto online e magari l’ascolto di qualche podcast ad hoc, la mente pullulerà di molte domande: davvero siamo alle soglie di un mondo dove l’A.I. sfiderà la nostra creatività, annienterà le distanze culturali, abbatterà le distanze geografiche, prevedrà malattie, eventi atmosferici e crimini? Un mondo dove all’Intelligenza Artificiale affideremo ogni aspetto della nostra vita dall’intrattenimento all’economia, dall’ambiente alla casa, dalla società alla medicina fino alla privacy? Cercherete quindi di trovare delle risposte ma più leggete e più prendete coscienza della questione e una domanda, primo o poi, si farà largo: ma sarà davvero così?

«Oggi esistono due bolle: quelli che pensano che l’AI salverà il mondo e quelli che pensano che l’AI diventerà più intelligente di noi e ci eliminerà tutti» ci racconta Emanuela Girardi, fondatrice e presidente dell’Associazione no-profit Pop AI (Popular Artificial Intelligence): il concetto di Intelligenza Artificiale è ben più complesso e profondo e sul fatto che sia destinata a rivoluzionare ogni aspetto della nostra vita, portando con sé miglioramenti – e rischi – tutti da affrontare, sono tutti concordi.

L’Intelligenza Artificiale può avere un impatto sociale ancora più marcato e le sue applicazioni si svilupperanno in molteplici e svariati campi come la lotta alla povertà e alla fame, salute e benessere dell’umanità, miglioramento dell’educazione, uguaglianza di genere, sostenibilità urbana, l’Economia (crescita economica, innovazione dell’industria e resilienza delle infrastrutture, garanzia di modelli sostenibili di produzione e consumo, sviluppo sostenibile) e l’Ambiente (lotta al cambiamento climatico, conservazione degli oceani e delle risorse marine e tutela dell’ecosistema terrestre). 

Dimitri Ognibene

Dipartimento di Psicologia

Le complessità dell’A.I: imparare a usarla e quando fidarsi

I recenti progressi in Artificial Intelligence (AI) hanno scatenato accese discussioni in vari settori. 

Per approfondire il forte impatto dell’AI nei confronti della società abbiamo contattato due esperti del settore: Piero Poccianti, dal 2000 componente del Direttivo dell’Associazione Italiana di Intelligenza Artificiale di cui è stato presidente da dicembre 2017 a dicembre 2021 e Emanuela Girardi, che oltre a Pop AI, vanta esperienze di studio e lavorative in Europa e negli Stati Uniti, è membro del gruppo di esperti di intelligenza artificiale del Ministero dello Sviluppo Economico e presidente di Adra, l’associazione europea di AI dati e robotica.

 «L’Intelligenza Artificiale» ci ha raccontato Poccianti «è una disciplina appartenente al campo della Computer Science che ha l’obiettivo di realizzare applicazioni ‘intelligenti’. È una tecnologia dichiarativa: i suoi effetti dipendono dalla nostra capacità di modellare il contesto dove la macchina dovrà operare, i vincoli e gli strumenti che ha a disposizione, ma soprattutto gli obiettivi che intendiamo conseguire. Se gli obiettivi sono sbagliati rischiamo di far emergere effetti distopici. Se saremo capaci di dirigere queste applicazioni verso il conseguimento del benessere otterremo un vantaggio per l’intera comunità e per il pianeta di cui facciamo parte».

Per Emanuela Girardi «L’A.I. fa parte delle tecnologie cosiddette a scopo generale, General Purpose Technology, che hanno il potenziale di alterare drasticamente la società e tutti i settori dell’economia». Girardi va dritta al punto: l’impatto sociale dell’Intelligenza Artificiale sarà importante e toccherà diversi fronti: «L’AI cambierà il modo in cui impariamo, ci spostiamo, lavoriamo, comunichiamo, ci curiamo, ci informiamo. Sarà quindi fondamentale imparare a conoscere come funzionano gli algoritmi di AI per poter beneficiare delle grandi opportunità che ci offriranno e per poterli usare in modo sicuro e consapevole, conoscendone i rischi e imparando a gestirli».

Poccianti introduce un Settore in cui secondo lui l’AI potrebbe avere maggiore impatto, la Sanità. «Nel campo della sanità vediamo applicazioni capaci di aiutare un paziente con gravi disabilità (malati di sla terminali capaci nuovamente di comunicare, aiuti per pazienti sordi, non vedenti o con difficoltà motorie), aiuto nelle diagnosi con osservazioni di radiografie, ecografie e altri tipi di esami, realizzazioni di nuovi medicinali, e molto altro. Dobbiamo stare attenti a non cercare di sostituire i medici, attratti dalla possibilità di diminuire i costi». 

Ma esistono altri ambiti in cui bisogna fare attenzione sulle potenzialità dell’AI. «La transizione verso la produzione di energia da fonti rinnovabili non può fare a meno di sistemi di intelligenza artificiale per la realizzazione di reti di produzione e sfruttamento intelligenti. Le fonti rinnovabili sono soggette a variazioni stagionali e temporanee che necessitano di capacità di previsione e ottimizzazione».

«L’IA potrebbe generare un aumento del livello di diseguaglianza fra i cittadini», continua Poccianti, «contribuendo a disoccupazione e povertà crescenti. Se saremo capaci di condividere il vantaggio e ridistribuire il valore, l’IA potrà contribuire a misurare e abbattere la povertà, ma anche a farci capire e superare la cultura dell’odio verso il diverso, le donne, le differenti opinioni, religioni, etnie, ecc. (cfr. http://www.voxdiritti.it/la-nuova-mappa-dellintolleranza-7/)».

Poccianti mette in allarme sulla situazione attuale: «In questo momento le applicazioni di IA sono dirette, soprattutto dalle grandi aziende, verso la generazione di profitto e di aumento del valore del capitale azionario. Questi non sono obiettivi che possono generare benessere, se non come effetto collaterale. Il rischio di far aumentare le diseguaglianze, il consumo energetico, i rifiuti elettronici, ecc. è altissimo. Non è colpa dell’IA, stiamo puntando agli obiettivi sbagliati». 

Interessante il punto di vista di Emanuela Girardi sul modo in cui viene percepita l’AI dalle persone: «Oggi esistono due bolle: quelli che pensano che l’AI salverà il mondo e quelli che pensano che l’AI diventerà più intelligente di noi e ci eliminerà tutti. Ma l’AI non è né buona né cattiva: è un insieme di tecnologie molto potenti che, se usate correttamente possono portare grandissimi benefici all’umanità intera, se usate in modo malevolo possono recare gravi danni. Per la crescita «Dobbiamo quindi spiegare alle persone cosa sono queste tecnologie, come funzionano, quali sono i rischi e come utilizzarle in modo consapevole» continua Girardi «La narrazione che c’è oggi è molto sbagliata, si leggono titoli come ‘l’AI ci ruberà il posto di lavoro’, questo è molto sbagliato. Ci saranno dei lavori che scompariranno, come è sempre stato con l’introduzione di nuove tecnologie, e ci saranno molto nuovi lavori che nasceranno, più di quelli che scompariranno».

L’Intelligenza Artificiale rimane uno strumento delle enormi potenzialità e in grado di darci tutto il supporto di cui necessitiamo se usato nel modo giusto. Come conferma Poccianti «l’IA può fornirci un aiuto prezioso se decidiamo di cambiare radicalmente il modello di sviluppo e di crescita. Questo è il progetto su cui punterei per migliorare il nostro futuro, quello dei nostri figli e nipoti». 

Dello stesso punto di vista è anche Emanuela Girardi, la quale ci dice che se ben utilizzata e indirizzata verso i giusti obiettivi -sicuramente- l’AI potrà aiutare a risolvere molte delle sfide complesse che stiamo attraversando tra cui quella climatica e ambientale. Si deve pensare all’AI come a un utile supporto per aumentare le nostre capacità cognitive e indirizzarla verso lo sviluppo sostenibile. Attualmente però «l’AI è ancora limitata, infatti siamo nel campo della narrow AI o AI ristretta. Ci sono ancora molti limiti, se prendiamo per esempio l’AI generativa, il famoso ChatGPT e i vari LLM, oggi abbiamo ancora un problema di allucinazione delle risposte, circa un contenuto su 10 è falso ma è talmente convincente da sembrare vero». Quale può esser la soluzione? Girardi risponde così: «La soluzione è regolamentare l’utilizzo di questi sistemi, investire in modo ingente nella ricerca e nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e fare attività di formazione ed educazione su questi temi».

«Da soli non saremo capaci di arrivare a uno sviluppo sostenibile e realizzare un’economia circolare, integrata con la natura di cui facciamo parte” conclude Poccianti “abbiamo bisogno di una protesi che ci aiuti a vedere più lontano. Siamo capaci di capire che prendere in mano un ferro rovente è un’azione che ci può danneggiare, ma da soli, non siamo capaci di capire l’impatto delle nostre azioni sull’ecosistema. Abbiamo bisogno di aiutare la nostra intelligenza».

Il rischio maggiore, forse, quello da cui passerà l’A.I. del futuro, è capire quali scelte fare in relazione agli algoritmi che influenzano il tipo di informazioni a cui siamo esposti durante la navigazione online e possono determinare come si formano le opinioni di milioni di persone. Pertanto, le scelte del creatore umano o del manager umano possono avere un impatto enorme sulla società, sulla democrazia, ma anche sulla nostra felicità. Come ha affermato il pluripremiato ricercatore accademico del MIT Constantinos Daskalakis quando si tratta di applicazioni così cruciali «è essenziale che gli algoritmi siano progettati e utilizzati con molta attenzione. Ci sono anche applicazioni in cui non è nemmeno chiaro se si debbano utilizzare algoritmi di intelligenza artificiale». Un esempio in questo senso potrebbero essere gli algoritmi utilizzati oggi dai sistemi giudiziari. «Sono algoritmi che decidono se qualcuno che è stato arrestato per un reato debba essere tenuto in custodia cautelare o rilasciato» racconta ancora Daskalakis «e sono già utilizzati negli Stati Uniti e in altri paesi. L’algoritmo riceve informazioni sull’imputato, sulla sua fedina penale e sulla natura del suo crimine, e decide se è a rischio di fuga o se nel frattempo può commettere un altro crimine»

Federico Cabitza

Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione

IA, comprendere i potenziali rischi per evitare o mitigare l'impatto sociale

Il Parlamento europeo sta per approvare un regolamento sull'Intelligenza Artificiale (AI) in cui di essa viene data la definizione chiara di “sistemi le cui predizioni, contenuti e decisioni hanno la capacità di influenzare gli ambienti in cui operano e gli utenti che le adoperano”.

I passi avanti fatti dall’Intelligenza Artificiale negli ultimi anni sono notevoli e tanti progetti a essa collegati sono dedicati ai settori inerenti al benessere dell’uomo. Tuttavia le insidie che si celano dietro l’AI sono molteplici ed è compito dell’uomo condurre questa nuova sfida al suo servizio. E non il contrario.

L’impatto sociale dell’Intelligenza Artificiale sarà il tema principale dell’Innovation Pub del 24 ottobre, primo appuntamento della stagione 2023/2024, che si terrà per l’occasione alla Cineteca Milano MIC in Viale Fulvio Testi 121 a Milano.
Emanuela Girardi e Federico Cabitza dialogheranno sull’AI, il suo utilizzo, i rischi e privilegi che può portare all’interno della società moderna.

Alberto Pastori

Area della Ricerca e Terza Missione

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