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Caterina De Luca

Area della ricerca e Terza Missione

Donne, istruzione e innovazione in Afghanistan – Intervista a Lucia Capuzzi

L’Afghanistan ha da sempre un tasso di analfabetismo tra i più alti al mondo, ma dopo la caduta del regime talebano nel 2001 sono stati fatti sforzi significativi per ricostruire il sistema educativo, compreso quello universitario.     

L’Afghanistan ha da sempre un tasso di analfabetismo tra i più alti al mondo, ma dopo la caduta del regime talebano nel 2001 sono stati fatti sforzi significativi per ricostruire il sistema educativo, compreso quello universitario.     

Nel 2021, con il ritorno al potere dei talebani, la situazione si è nuovamente complicata, portando indietro le lancette degli orologi ed eliminando molti dei diritti acquisiti nel Paese nel corso degli ultimi anni.

I provvedimenti più gravi, che hanno spaccato lo stesso movimento dei taliban, hanno riguardato la questione dell’istruzione, in particolare quella femminile. Abbiamo approfondito questo tema con Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire e inviata da due anni in Afghanistan.     

Che visione è prevalsa dell’istruzione femminile da quando i taliban sono tornati al potere?

«Inizialmente, sembrava che potesse prevalere una visione pragmatica sulla questione dell’istruzione femminile. Gran parte del movimento dei taliban, infatti, seppure non moderata, riteneva utile permettere alle donne di proseguire gli studi per poter guadagnare credibilità di fronte all’Occidente e sbloccare i fondi internazionali, congelati fin dal loro ritorno al potere. Tuttavia, per decisione dell’Emiro, queste speranze sono state disattese».

Questa visione in quali azioni si è concretizzata nell’accesso all’istruzione per le donne afghane? Anche rispetto al mondo universitario.

«Il giorno della ripresa scolastica è arrivato il divieto ufficiale per le ragazze di proseguire gli studi dopo la sesta classe, ovvero dopo la scuola primaria. Per l’università, invece, il regime ha scelto di far proseguire gli studi alle ragazze già iscritte, vietando però nuove immatricolazioni. Le cose però sono cambiate presto, con l’espulsione di tutte le donne dagli ambienti educativi, sia studentesse che professoresse».

Questi provvedimenti cosa hanno comportato?

«Tali misure hanno creato un vuoto nella società afghana, da un lato aumentando la disoccupazione femminile,      dall’altro portando a una notevole fuga di cervelli che ha causato una mancanza di competenze all’interno del Paese. Però, tutti i progressi fatti nel corso degli ultimi anni non sono stati completamente cancellati. L’importanza e il valore dell’istruzione sono ormai diffusi tra la popolazione afghana a tal punto da portare le donne a non volerci rinunciare».

Come si è attivata la popolazione afghana di fronte a queste limitazioni?

«Nonostante siano stati chiusi i canali ufficiali, le studentesse continuano i loro percorsi di studio, percorrendo principalmente due strade: studiano all’estero usufruendo di borse di studio internazionali, oppure proseguono il percorso scolastico online». L’uso di piattaforme online sta emergendo come una soluzione per continuare l’istruzione a casa propria. Questo approccio concede alle ragazze afghane la possibilità di continuare a studiare, superando alcune delle restrizioni imposte dai talebani».     

Ci sono altre iniziative che sostengono l’istruzione femminile?     

«Altre soluzioni per supportare e incentivare l’educazione delle giovani afghane sono state cercate anche da organizzazioni attive sul tema dell’istruzione». Capuzzi, come menziona nel suo articolo del 29 giugno scorso, riporta l’operato di un’organizzazione: «Questa organizzazione, di cui non indicherò il nome per ragioni di sicurezza, ha creato una vera e propria rete di centri di apprendimento dove vengono erogati corsi di inglese, informatica e matematica. Le ragazze che completano i corsi di livello avanzato insegnano quanto appreso ad altre ragazze, diffondendo così la conoscenza acquisita a livello comunitario».

Ad oggi, la situazione rimane complessa, ma ci sono segnali di speranza. L’accesso a Internet offre opportunità difficili da bloccare completamente, ma ancora più importante è la possibilità di studiare all’estero. Capuzzi fa un appello: «l’aiuto delle università e degli istituti scolastici italiani potrebbe svolgere un ruolo significativo nel sostenere l’istruzione delle donne afghane, potenziando le borse di studio internazionali e creando delle piattaforme di studio online».

Caterina De Luca

Area della ricerca e Terza Missione

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