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Luca Rimoldi

Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione «Riccardo Massa»

Rifiuti, scarti e lavoro: sfide e risorse in Africa Occidentale

Come noto, nel 2007, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero degli abitanti delle città ha superato quello dei residenti nelle campagne.

Come noto, nel 2007, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero degli abitanti delle città ha superato quello dei residenti nelle campagne. In Africa, nel 2017, vivevano in città 569 milioni di persone e si calcola che, entro il 2050, le metropoli africane avranno 950 milioni di cittadini in più rispetto agli attuali, andando a costituire la popolazione più numerosa e più giovane al mondo. 

La rapida urbanizzazione dei contesti africani ha da tempo destato l’attenzione delle scienze sociali rendendo ancor più evidente la necessità di un approccio multidisciplinare a fenomeni sociali complessi e dagli esiti vari. Se è vero che ai fenomeni di rapida urbanizzazione corrispondono solitamente nuove opportunità legate all’economia di agglomerazione e a un più facile accesso al lavoro e ai servizi, non bisogna, tuttavia, sottovalutare che ai problemi sociali che essa può generare corrisponde una maggiore pressione sulle infrastrutture: aumento del traffico, problemi legati alla fornitura di acqua e di energia, alle condizioni igienico-sanitarie e, soprattutto, alla gestione dei rifiuti. Si calcola che nel 2050 la quantità di rifiuti prodotti nell’Africa Sub-sahariana sarà triplicata. 

A partire dal 2016, grazie al supporto della Missione Enologica in Senegal e Africa Occidentale¹ e in stretta collaborazione con le associazioni Intermondes e Book-Diom, ho iniziato una Ricerca etnografica sulla gestione formale e informale dei rifiuti a Dakar. Ho concentrato l’attenzione sulle traiettorie di vita e di lavoro dei boudioumane, i recuperatori informali di rifiuti che vivono e lavorano a Mbeubeuss, discarica inaugurata negli anni Sessanta sui terreni collinari di un lago salato prosciugato (Mbeubeusse) situato a circa 30km dal centro della città. 

Mbeubeuss è una discarica “selvaggia” senza confini o mura perimetrali e, attualmente, da una visione aerea, appare come incapsulata tra le ultime case dei quartieri dei Comuni di Malika e di Keur Massar – formalmente istituiti nella seconda metà degli anni Novanta come parti dell’arrondissement di Pikine. Ogni giorno vengono depositati a Mbeubeuss tutti i rifiuti solidi (industriali e domestici) provenienti dalle case, dai cantieri e dalle attività della capitale. 

Centinaia di camion scaricano lì circa 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno dopo aver superato un ponte basculante – su cui vengono pesati – e dopo aver percorso le strade sterrate che attraversano due insediamenti informali (Gouye-gui e Baol) fino a giungere a una delle piattaforme di versamento. Qui uomini, donne e bambini provenienti da tutte le regioni del Senegal e da Paesi vicini smistano i rifiuti e, in base alla tipologia e alla quantità, li rivendono lungo percorsi di compravendita che attraversano le dimensioni formali e informali così come quelle nazionali e transnazionali. 

Da qualche mese a questa parte, la gestione dei rifiuti in Senegal sta subendo importanti trasformazioni dovute principalmente all’avvio del Projet de promotion de la gestion intégrée et de l’économie des déchets solides (PROMOGED) finanziato dalla Banca Mondiale, dall’Agenzia francese per lo sviluppo, dall’Agenzia spagnola per la cooperazione internazionale allo sviluppo e dalla Banca europea per gli investimenti. Il progetto mira alla sanificazione e al progressivo ripristino della discarica di Mbeubeuss (Dakar) attraverso l’installazione di un’unità di selezione e compostaggio e alla realizzazione di 150 infrastrutture di trattamento dei rifiuti, in 138 comuni in tutto il Paese.

 

¹ La Missione Etnologica in Senegal e Africa Occidentale (MESAO, ex-MEBAO) finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Università di Milano-Bicocca è costituita da una rete di specialisti dell’Africa Occidentale diretti dall’antropologa Alice Bellagamba e coinvolti in attività di Ricerca, preservazione e valorizzazione dei beni culturali materiali, immateriali e documentari. Attraverso strumenti e metodologie della Ricerca storico-antropologica come, ad esempio, raccolta di storie di vita, la comparazione, la partecipazione profonda alla vita delle comunità, l’analisi multilivello e il lavoro di archivio i membri MESAO si interessano a diversi ambiti della vita sociale e politica con gli obiettivi comuni di sviluppare la Ricerca antropologica e storica sull’Africa Occidentale, contribuire all’arricchimento della riflessione teorica ed etnografica alla luce del rinnovamento sociale,  al rafforzamento dei partenariati già attivi nei diversi Paesi interessati dalla missione e alla costruzione di nuove collaborazioni.

Luca Rimoldi

Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione «Riccardo Massa»

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